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Marghera
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top
mwfaMargheracite-ref-2[2] è una mwgqlocalitàcite-ref-3[3] del mwhgcomune di mwhwVenezia.

Situata sulla mwiqterraferma e in continuità con mwigMestre (dalla quale è separata dalla mwiwferrovia Milano-Venezia), si articola in un quartiere residenziale e in un mwjaporto commerciale con annessa zona industriale, uno dei più importanti del genere in Italia.

Con altri sobborghi vicini costituisce la mwjgmunicipalità di Marghera, istituita nel 2005 dall'ex quartiere 13 mwjwMarghera-mwkaCatene (a sua volta formato, fino al 1997, dai quartieri 17 Marghera-Catene e 18 Malcontentacite-ref-4[4]).

Contents

Storia
Musica
Poesia
Note

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Origini del nome

Secondo una definizione fantasiosa e popolare, il toponimo deriverebbe dal mwmaveneziano "mar ghe gera", letteralmente "mare c'era" (ovvero "c'era il mare"), espressione con cui si cominciò ad indicare la zona dove si sarebbe costruito il porto, un tempo paludosa. Questo tuttavia contrasta con un fattore noto: come già detto, "Marghera" è infatti ben più precedente e indicava in origine un piccolo borgo situato presso San Giuliano, sulle rive del mwmqCanal Salso. In seguito il toponimo si estese anche all'area della Marghera attuale, un tempo nota come mwmgBottenighi.

Un'interpretazione di mwnaWladimiro Dorigo ipotizza che il nome deriverebbe dal latino mwnqMaceria "muro a secco", alludendo al pietrame usato dai romani per delimitare le proprietàcite-ref-5[5]. mwogGiovan Battista Pellegrini, traendo spunto dall'antica forma mwowMalghera, lo ritiene piuttosto un mwpafitonimo derivato da mwpqmelicacite-ref-pellegrini-6-0[6]. Un'ulteriore etimologia, che si basa su un'altra antica forma mwqgMergaria, la avvicina al verbo latino mwqwmergo ("immergo") con il significato quindi di "luogo dove è concesso affondare i relitti"; ovvero un punto, generalmente istituito presso tutti gli antichi porti, in cui le vecchie imbarcazioni dal legno ormai marcito e irrecuperabile venivano affondatecite-ref-7[7].

In tutti i documenti e cronache medioevali e anche nelle storie dei primi secoli dell’età moderna in cui si accenni all'antica Marghera si può notare che il nome originario era mwsqMergaria. Qui ci limitiamo a citare tre documenti e cioè uno del Trecento, uno del Quattrocento e uno del Cinquecento per dimostrare appunto la continuità del predetto nome, il quale fu poi corrotto in ‘Marghera’ nella parlata veneziana, come anche furono per esempio i cognomi Faletro in mwsgFalier, Cornario in mwswCorner e Venerio in mwtaVenier:

1) Il doge Francesco Dandulo (mwtgvulgo 'Dandolo') (1329-1339) fece riordinare e raccogliere tutti gli statuti in vigore nel Comune di Treviso a beneficio del nuovo podestà locale Marino Faletro, il quale sarà poi a sua volta doge (1354-1355); gli stessi furono stampati a Venezia nel 1768 e dunque a p.mwtw 91 leggiamo:

mwuqDe domibus faciendis in Mergaria et bucca sigloni pro habitatione custodum […] ordinamus, quod in Mergaria et bucca sigloni in locis utilioribus et magis idoneis fiat una domus competens cum turrisella […] in quibus custodes tute, commode et continue valeant habitare…cite-ref-8[8]

Insomma si doveva costruire a Marghera una casa speculatoria per le guardie confinarie che il comune di Treviso vi avrebbe posto.

2) L’11 dicembre 1460 a Venezia il Consiglio dei Dieci deliberò di scagionare un ragazzino di Marghera, Ludovico Segato, dall’accusa di omicidio e di sodomia perché una sua commissione si era recata colà e aveva accertato che il piccolo, il quale aveva ucciso con un pugnale Antonio Pavano, un sodomita che aveva preso a percuoterlo per convincerlo a sopportare i suoi abusi sessuali, era di età inferiore al limite di legge previsto perché si potesse essere accusati di delitti ed era quindi stato giudicato non colpevole:

mwwq… videlicet nobiles viri ser Nicolaus Truno Inquisitor […] iverint ad videndum puerum in Mergaria et clarissime cognoverint ille puerum esse citra aetatem…cite-ref-9[9]

3) In una relazione della battaglia di Vicenza del 7 ottobre 1513 inviata il 17 seguente da Jacques de Bannissis, segretario dell’imperatore Carlo V, all’arciduca Carlo d’Austria il nome è ancora mwxwMergaria:

mwyq… accesserunt ad Mergariam, qui locus propinquior est ipsis Venetiis, nec per diametrum plus quam duobus milibus passuum a Venetiis distans, quem Veneti munierant et presidio firmaverant, quem nostri vi expugnarunt et incenderunt et, injectis bombardis ad litus maris, cum eis in Venetias sagittarunt…cite-ref-10[10]

L’esercito imperiale si era impadronito del presidio costruito dai veneziani a Marghera e l’aveva incendiato per poter così installare su quel lido una batteria di potenti bombarde con le quali aveva poi cominciato a bombardare la stessa Venezia.

Storia

Prima della costruzione del Porto e del quartiere residenziale, la località era una zona perlopiù paludosa conosciuta come mwdqi Bottenighi. Le uniche sue strade erano via Catene che proseguiva da via del Parroco a mwdgChirignago, e via Bottenigo che da via Catene si perdeva nella mwdwbarena. Dove oggi si trova via Fratelli Bandiera vi era invece un grande canale di scolo (di cui l'attuale strada era l'argine) che giungeva alla mweaMalcontenta; faceva parte del complesso idraulico costituito dal grande mweqargine mwegde intestadura, realizzato nel mwewTrecento, che raccoglieva le acque della Brenta Vecchia e degli altri corsi d'acqua a sud del mwfaCanal Salso per deviarle lontano da Venezia, attraverso la mwfqfoce del mwfgBrenta Resta d'Aio (presso mwfwFusina).

Il toponimo "Marghera" (anticamente "Malghera"cite-ref-pellegrini-6-1[6]) si riferiva invece ad una piccola borgata posta sulle sponde del mwhqCanal Salso, nell'odierna località San Giuliano di Mestre. Era composta da alcune case, una mwhgchiesa e alcuni mwhwmagazzini destinati a fungere da mwiasosta doganale lungo il mwiqsuddetto canale per le merci dirette da e per Venezia. Nel mwig1805 l'impero asburgico decise di edificare un grande complesso difensivo nel luogo dove c'era il villaggio, radendolo al suolo e mantenendone il nome. Il mwiwForte Marghera, tutt'oggi esistente, fu negli anni 1920 fonte di ispirazione per la scelta del nome per il nuovo quartiere residenziale con annessa zona industriale.

La fondazione di Marghera

All'inizio del mwjgNovecento Venezia si dimostrava incapace di diventare una città industriale e portuale in grado di concorrere con gli altri centri del mwjwMediterraneo soprattutto per la mancanza di un luogo adatto a questo scopo. Al contempo si poneva un problema demografico, in quanto il centro storico non disponeva di ulteriori spazi edificabili e la gran parte degli abitanti era stipata in case sovraffollate e in condizioni igieniche carenticite-ref-iuav1-11-0[11].

Il 1º febbraio mwlq1917 si costituì un mwlgSindacato di studi per imprese elettrometallurgiche e navali nel porto di Venezia che incaricò l'mwlwingegnere Enrico Coen Cagli di un progetto da realizzarsi nell'area di Bottenigo, una località rurale e mwmqbarenicola posta ai margini nordoccidentali della mwmglaguna e allora ricadente nel comune di mwmwMestre. Coen Cagli diede una risposta "triplice" che prevedeva la realizzazione di un porto commerciale (350 ha, cui si aggiungeva un piccolo porto dei petroli di 30 ha), un'area industriale (700 ha) e un quartiere residenziale (225 ha). Il 15 maggio dello stesso anno il progetto fu approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici con il coinvolgimento del comune di Veneziacite-ref-iuav1-11-1[11].

Il 12 giugno il Sindacato istituì la mwoqsocietà anonima mwogPorto industriale di Venezia e con a capo il presidente della mwowSADE mwpaGiuseppe Volpi. Il 23 luglio il presidente del Consiglio mwpqPaolo Boselli, il sindaco di Venezia mwpgFilippo Grimani e lo stesso Volpi firmarono una convenzione per la costruzione del porto e del quartiere residenziale, approvata e resa esecutiva il 26 luglio. Nel documento si disponeva, tra l'altro, l'esproprio di Bottenigo in favore del comune di Venezia, nonché della zona orientale della mwpwMalcontenta, allora frazione di mwqaMiracite-ref-iuav1-11-2[11]. Questa decisione provocò non pochi attriti con l'amministrazione mestrina che aveva chiesto invano di partecipare all'operazione attraverso l'istituzione di un consorzio intercomunale, e a nulla valsero le proteste del sindaco Carlo Allegri il quale non era nemmeno stato interpellato. Quello che alcuni videro come un asservimento della Terraferma a Venezia culminò nel mwrq1926, quando un decreto di Mussolini (mwrgR.D. 15/07/1926 n. 1317, G.U. 09/08/1926 n. 183) soppresse l'autonomia amministrativa dei comuni di Mestre, mwrwZelarino, mwsaFavaro Veneto e mwsqChirignagocite-ref-storia95-12-0[12].

La realizzazione del quartiere residenziale fu affidata all'ingegnere milanese Pietro Emilio Emmer (mwuapadre del futuro mwuqregista mwugLuciano), il quale nel mwuw1919 produsse un mwvapiano regolatore ispirato al modello della mwvqcittà giardino elaborato da mwvgEbenezer Howard, ovvero una realtà che cercava di sintetizzare lavoro e ambiente naturalecite-ref-autogenerato1-13-0[13].

I lavori alla zona industriale cominciarono già nel mwxa1919, mentre il 10 maggio mwxq1921, presente il ministro mwxgGiulio Alessio, fu inaugurato il cantiere del quartiere residenzialecite-ref-iuav1-11-3[11].

La città giardino

La città giardino fu pensata allo scopo di creare un quartiere residenziale vicino al nuovo polo industriale di Marghera. Come già accennato, il piano regolatore venne affidato a Pietro Emilio Emmer che si ispirò all'inglese Ebenezer Howard e al suo modello di città giardino. In base al progetto, si sarebbero dovute costruire case salubri e accoglienti per ospitare i veneziani che sarebbero andati a lavorare nelle fabbriche, ovviando anche ai problemi di sovrappopolazione che angustiavano il centro storico.

Emmer concepì un centro caratterizzato da ampi spazi e molto verde. Era stato progettato un grande viale alberato largo 80 metri e lungo 700 da cui si sarebbero diramate laterali larghe 26 metri con aiuole che dividevano la strada dal marciapiede. I giardini privati dovevano essere almeno quattro volte più estesi dell'edificio annesso; inoltre, ogni edificio non poteva distare meno di 15 metri dagli edifici vicini e non poteva superare i tre piani. Nel centro del quartiere dovevano sorgere tutte le strutture che ospitavano i servizi pubblici come scuole, uffici comunali, teatri, ospedali, biblioteche e mercati, in modo da favorire l'aggregazione di una comunità solida.

I lavori incontrarono sin dall'inizio gravi rallentamenti, con l'esproprio delle case e delle terre dei residenti della zona e la conseguente chiusura delle attività contadine e di pascolo. Nel mw0w1925, a quattro anni dall'apertura del cantiere, resistevano ancora numerosi edifici rurali da abbattere tra le case di nuova erezione (realizzate anche con il materiale di recupero delle vecchie costruzioni).

Il progetto andò in fumo quando il comune di Venezia smise di finanziare il progetto a causa della scarsità di fondi. Le fabbriche, contrariamente al previsto, finirono per assumere soprattutto personale residente nelle zone limitrofe, facendo saltare la connessione tra la zona industriale e il quartiere residenziale. A questo punto le norme previste dal progetto verranno via via abbandonate.

Gli anni recenti

Durante la mw3aseconda guerra mondiale il porto diventò un obiettivo sensibile per gli Alleati che lo bombardarono a più riprese, bloccandone le attività e coinvolgendo purtroppo anche gli abitati contigui. A guerra finita al posto delle industrie restavano solo macerie, tuttavia la produzione riprese e a partire dagli mw3qanni cinquanta Porto Marghera cominciò ad essere uno dei poli industriali più conosciuti del Paese. Una delle prime produzioni fu il mw3gciclo dell'azoto, precursore della produzione di mw3wfertilizzanti, dapprima per l'mw4aAgrimont, poi per mw4qEnichem Agricoltura.

Lo sviluppo di Marghera comportò la nascita o lo sviluppo di altri centri abitati vicini, come mw4wCatene, sviluppatasi negli mw5aanni cinquanta intorno alla parrocchia di Santa Maria della Salute: raggiunse la massima espansione negli mw5qanni sessanta, sia dal punto di vista delle attività produttive che da quello mw5gdemografico, attirando numerosi abitanti dal centro storico e dai comuni vicini.

Secondo l'Accordo di Programma sulla Chimica a Porto Marghera, nel mw8a1999, su un'area di 2000 ettari (tra insediamenti industriali e canali portuali) erano presenti mw8qEnichem, EVC, mw8gEdison Termoelettrica, Elf Atochem, Crion, Sapio, Agip Petroli, mw8wEsso Italiana, mw9aApi, mw9qAusimont, Montefibre, San Marco Petroli, Decal, Agip Gas, Ambiente.

Al mw9w2006, delle aziende che erano ivi insediate rimangono mw-aIneos Vinyls Italia (ciclo del cloro), mw-qGruppo Sapio, mw-gSolvay Fluor Italia, Arkema, mw-wMontefibre, mw-aEni (direttamente, con la Raffineria di Venezia ma anche con mw-qSyndial - ciclo del cloro e mw-gPolimeri Europa - cracker etilene)cite-ref-14[14]: aveva già chiuso mwaqmDow Poliuretani Italiacite-ref-15[15]cite-ref-16[16].

All'apice della sua storia (mwaq01971), tutto l'insediamento industriale (per la maggior parte occupato da aziende del gruppo mwaq4Montedison ed Enicite-ref-centro-studi-luccini-17-0[17]cite-ref-18[18]), composto anche da compagnie estranee alla chimica (mwarcAlumix, mwargSamim, mwarkEnel, mwaroIlva ecc.cite-ref-19[19]), è arrivato ad avere 200 aziende che impiegavano 35.724 personecite-ref-20[20]cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]: ad oggi, compreso anche il mwassCantiere navale di Marghera di mwaswFincantieri, risultano impiegate 13.560 personecite-ref-23[23]cite-ref-24[24].

Secondo l'analisi di Anthony Candiello, riportata nel suo saggio mwatyMarghera 2009. Dopo l’industrializzazione, il declino di Porto Marghera è scaturito dal fatto che la classe dirigente del tempo ha preferito puntare sullo mwatcstatus quo, mantenendo certamente inalterato il livello occupazionale ma non richiedendo alle imprese ulteriori investimenti in mwatgricerca e sviluppo (il Centro Studi Luccini parla di lentezze nel processo di adeguamento tecnologico, scientifico, organizzativo): a ciò poi si sono aggiunte l'mwatkausterity e le normative ambientali più stringenti, unite ad una crescita delle rivendicazioni sindacali, e quindi ai fenomeni di mwatodelocalizzazionecite-ref-centro-studi-luccini-17-1[17]cite-ref-25[25]cite-ref-26[26]. L'mwaucOECD, nel suo mwaugTerritorial Reviews - Venezia Metropoli, fa infine notare come negli anni sessanta i paesi fornitori delle materie prime inviate a Marghera per essere raffinate abbiano iniziato a costruire sul proprio suolo gli impianti per questo genere di lavorazione, contribuendo alla crisi del Petrolchimico.

Nel 2008, il gruppo vicentino Cereal Docks ha acquistato lo stabilimento della multinazionale americana Bunge ed un secondo impianto per la produzione di biocombustibili a partire dalla lavorazione dei semi oleosi. Materie prime e prodotti finiti sono movimentati tramite collegamenti portuali e ferroviari, ad eccezione di una quota ceduta via mwauopipeline all'impianto prossimale dell'ENIcite-ref-27[27].

In questi ultimi anni Marghera si sta trasformando, sia nella zona industriale che nel quartiere urbano. La zona industriale sta guardando al futuro in un'ottica di uno sviluppo sostenibile che rispetti l'ambiente e che al tempo stesso salvaguardi l'occupazione; in questa ottica è stato creato il mwavqVEGA Science Technology Park, un parco scientifico-tecnologico che ospiterà molte nuove aziendecite-ref-28[28]. Nel 2006 è stato inaugurato il nuovo mwavkponte strallato di Porto Marghera, che per l'insolita estetica curvilinea è stato definito come un simbolo della riqualificazione dell'area industrialecite-ref-29[29]. Il quartiere urbano si sta anch'esso evolvendo da periferia dormitorio di Venezia e Mestre in una realtà con una fisionomia propria, cercando di rispettare l'idea originaria che voleva fare di Marghera una "città giardino".

A partire dal mwav81998, con il finanziamento della mwawaRegione del Veneto è nato il progetto mwaweSIMAGE per il monitoraggio della mwawiqualità dell'aria dell'area industriale di Marghera e la gestione delle emergenze di contaminazione chimica a seguito di incidenti industriali.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiesa di Sant'Antonio di Padova

Nel mwaw01925 il mwaw4vescovo di Treviso mwaw8Andrea Giacinto Longhin (la terraferma veneziana appartenne alla sua diocesi sino al mwaxa1927) pregò i mwaxefrati minori della provincia veneta di occuparsi della cura religiosa del nascente quartiere, in quanto troppo distante dal mwaxiduomo di Mestre. Solo verso la fine del mwaxm1926 i frati di mwaxqSan Michele in Isola cominciarono ad officiare presso un'aula delle scuole "Filippo Grimani". Nel mwaxu1929 venne istituita la casa religiosa e nel mwaxy1946 la mwaxcparrocchia.

Per quanto riguarda l'erezione della chiesa progettata da mwaxkAngelo Scattolin (che in base al piano originario della città giardino doveva essere una chiesa-ossario), i lavori procedettero con molta difficoltà: iniziata nel mwaxo1935, nel mwaxs1939 veniva benedetta la mwaxwcripta; le opere rimanenti furono portate a termine grazie a una donazione del conte mwax0Giuseppe Volpicite-ref-30[30].

Chiesa di Gesù Lavoratore

È il riferimento religioso per la zona meridionale di Marghera, e in particolare per il quartiere di Ca' Emiliani.

L'idea di costruire questa chiesa era stata concepita già negli mwaykanni trenta, tuttavia l'effettiva realizzazione fu rimandata al mwayodopoguerra per ragioni economiche. Progettata da mwaysAngelo Scattolin, è un grande edificio con mwaywpianta a croce greca e in mattoni a vista. Fu benedetta il 1º maggio mway01954 dal mway4patriarca di Venezia mway8Angelo Roncalli, divenendo così la prima chiesa italiana intitolata a Gesù Lavoratore.

La gestione della parrocchia è affidata a una piccola comunità mwazesalesianacite-ref-31[31]cite-ref-32[32].

Le pareti sud dell'edificio sono state adibite a mwazspalestra di roccia da un'associazione di mwazwfree climbercite-ref-33[33].

Chiesa di San Michele Arcangelo

Si trova nella zona centro-orientale dell'abitato, rivolta verso la zona industriale.

Progettata da mwaagBrenno Del Giudice, l'intitolazione al Santo Patrono della città di Mestre San Michele Arcangelo è anche un riferimento a Michele Pasquato, presidente degli industriali veneti che ne aveva finanziato la costruzione. Iniziata nel mwaak1950, fu consacrata nel mwaao1951 e definitivamente conclusa nel mwaas1954.

È un edificio mwaa0neoromanico in mattoni a vista. L'interno è formato da un'unica navata con tre cappelle per latocite-ref-34[34].

Nel 1993 il catino dell'abside fu dipinto con le scene della Trasfigurazione e dell'Ultima cena da mwabmErnani Costantini, lo stesso pittore dipinse anche le pareti laterali del presbiterio con mwabqLa chiamata di Pietro e mwabuLa pesca miracolosa nel 1996.

Chiesa di San Pio X

Situata nella zona centro-occidentale del quartiere, fu eretta a partire dal mwabg1964 su progetto dell'architetto Vinicio Lazzari. La parrocchia era stata istituita già nel mwabo1956 (a qualche anno dalla canonizzazione di mwabspapa Pio X) su iniziativa del patriarca mwabwAngelo Giuseppe Roncalli che la diede in gestione agli mwab0Orioninicite-ref-35[35].

Chiesa della Santissima Risurrezione

La parrocchia fu costituita nel dicembre 1970, al tempo della costruzione del nuovo e poi popoloso quartiere Cita. Dapprima ospitata in un appartamento a piano terra dovette trasferirsi per un ventennio in un provvisorio prefabbricato situato in una posizione esterna al centro dell’edificato. Soltanto nel 1994 dopo il fallimento della società immobiliare proprietaria del complesso la curia patriarcale riuscì ad acquistare il terreno e in seguito a dare inizio al nuovo attuale edificio di culto e al patronato, inaugurati nel 1997cite-ref-36[36].

La chiesa attuale, situata in un'area a verde, fu progettata dell’architetto Giovanni Zanetti. La pianta trapezoidale dell’aula converge verso l’altare illuminata da oculi laterali e dal grande rosone absidale; la affianca la cappella del Santissimo chiusa, e contemporaneamente aperta, da pareti di vetro; all’altro lato è la cappellina battesimale che si apre con un’ampia vetrata su un rigoglioso giardinetto. In particolare e differenza di molte altre chiese contemporanee la concezione progettuale poté già prevedere gli elementi fondamentali di illustrazione liturgica, dipinti – in tempo per la consacrazione della chiesa – da mwackErnani Costantini: il grande dipinto della mwacoRisurrezione di Cristo disposto in una apposita breccia nel muro absidale, mwacsCristo e l’adultera su una parete laterale e la complessa tela mwacwSulle rive del Giordano per il fonte battesimale. Qualche anno più tardi, nel 2005, sempre Costantini realizzò lo sgraffito esterno mwac0Le Pie Donne al sepolcro sopra il portale principalecite-ref-37[37].

Chiesa dei Santi Francesco e Chiara

Posta nella zona occidentale, a breve distanza dalla mwadqtangenziale, la sua parrocchia fu istituita nel mwadu1988 ed è per questo la più recente del patriarcato di Venezia.

L'attuale chiesa venne eretta e consacrata nel 2005. Al suo interno spiccano i frammenti delle reliquie dei santi Francesco e Chiara poste alla base dell'altare principale, il tetto a forma di albero, le vetrate che rappresentano gli elementi del Cantico dei Cantici.

La chiesa precedente, oggi sconsacrata, viene usata come aula polivalente del patronato ("Sala San Francesco"). Più piccola e semplice, è costituita da un'unica aula rettangolare coperta dal tetto a doppio spiovente. La facciata a capanna ha i profili in pietra e presenta una lunetta scolpita sopra l'ingressocite-ref-38[38].

Oratorio della Rana

Intitolata alla Beata Vergine delle Grazie, si trova nei pressi di Ca' Emiliani, affacciata alla fine di via Fratelli Bandiera.

Trae il nome dalla famiglia di possidenti che la fece costruire nel mwad8XVI secolo, assieme all'omonimo borgo rurale di cui oggi non resta traccia. Dopo un periodo di decadenza, nel mwaea1900 fu acquistata e restaurata da Antonio Marcolin e Luigi Ballarin per essere riaperta al cultocite-ref-39[39].

Con l'istituzione della parrocchia di Gesù Lavoratore, la chiesetta venne nuovamente sconsacrata e ridotta a officina, ma ne è previsto il restaurocite-ref-40[40].

Società

Il quartiere oggi conta 17.522 abitanti (28.622 se si considera l'intera mwafamunicipalità), ed è attorniato da diversi sobborghicite-ref-41[41], tra i quali Catene (6.419 ab.), Villabona (1.147), Ca' Emiliani (323 ab.), Ca' Sabbioni (586 ab.), Ca' Brentelle (459 ab.) e la mwafuMalcontenta (899 ab.)cite-ref-42[42], località che si estende anche nel comune di mwafoMira dove sorge la nota villa palladiana. Marghera, che è sede di un vicariato del mwafspatriarcato di Venezia, conta otto parrocchie.

È presente nel quartiere una nutrita comunità di immigrati dal mwaf0Bangladesh, attivi soprattutto nei cantieri navali, nel settore turistico e nel commercio al minutocite-ref-43[43].

Cultura

Musica

In seguito alla sentenza di assoluzione di tutti gli imputati relativamente alle morti, dovute all'esposizione di prodotti tossici, degli operai del petrolchimico di Marghera, le band mwagkska italiane mwagoBanda Bassotti e mwagsTalco hanno composto due canzoni sul tema: mwagwMarghera 2 novembre nell'album mwag0mwag4L'altra faccia dell'impero (mwag82002), e mwahaTutti assolti nell'mwaheomonimo album (mwahi2005).

Nel 1966 si formò a Marghera la band mwahqLe Orme, molto famosa nel genere di rock progressivo italiano sia durante gli anni di attività che nei nostri giorni.

Marghera, inoltre, è la "patria" di una band molto nota negli mwahyanni novanta per il suo suono di pura matrice mwahcreggae ma interpretato in dialetto veneziano, ovvero i mwahgPitura Freska. Il gruppo, capitanato da Gaetano Scardicchio, in arte mwahkSir Oliver Skardy, e da Francesco Casucci, in arte mwahoCiuke (che poi abbandonerà il gruppo a causa di una lunga malattia), e con le maestranze musicali di mwahsMarco Forieri, mwahwFrancesco Duse, Valerio Silvestri e mwah4Cristiano Verardo, hanno fatto di una realtà locale come mwah8Venezia, Marghera e dintorni, una voce da divulgare a livello nazionale ponendo, con la cantata in veneziano, problematiche e realtà suburbane dimenticate dalla grande politica e dalla realtà amministrativa locale; tanto che la band ha dedicato un celebre brano reggae a Marghera, contenuto nell'album mwaiamwaieNa bruta banda.

mwaimEmilio De Sanzuane (mwaiq1920-mwaiu2012) è stato un poeta-mwaiyparoliere ed mwaiceditore, autore di molte canzoni in mwaigdialetto veneziano: mwaikVecchia Venezia, mwaioCiaro de luna, mwaisPergolo sul rio, mwaiwDo' basi de fogo. Notevole è stata la collaborazione con il mwai0compositore Italo Salizzato, vanno ricordate le canzoni: mwai8Invito a Venezia, mwajaBasime,strenzime, mwajeTe ciapo per man (I Take you by the hand), mwajiCara venezia mia, mwajmAurevoir a Venise, mwajqVenezia fiorita, mwajuAl ponte de le tette, mwajyCare gondole, mwajcPolenta e pesce a gogò, mwajgUna coperta ricamata, mwajkRomantica Venezia e tante altre.

Nei mesi di giugno, luglio e agosto ha luogo il Marghera Estate Village, una rassegna all'aperto di concerti e manifestazioni serali, riportata nella sua sede originaria dopo il trasferimento temporaneo a Parco S.Giuliano.

Poesia

A Marghera fa riferimento anche il poeta mwaj0Andrea Zanzotto che ha composto una lirica ispirata al suo paesaggio.

Infrastrutture e trasporti

Ferrovie

L'area residenziale è servita dalla mwakestazione di Mestre (che in effetti è interposta tra l'estremità sud di Mestre e l'estremità nord di Marghera); parte del porto e della zona industriale sono raggiungibili tramite la mwakistazione di Venezia Porto Marghera.

La zona industriale è servita dal terminal commerciale della mwakqstazione di Venezia Marghera Scalo, attiva per i soli treni merci.

Mobilità urbana

Il trasporto pubblico urbano a Marghera è gestito da mwaksACTV. La mwakwMunicipalità è servita da una serie di linee urbane che garantiscono un collegamento con mwak0Venezia - mwak4piazzale Roma e con le altre zone della conurbazione mestrina; la linea notturna (N2) permette un collegamento con mwak8Venezia - mwalapiazzale Roma ed è in coincidenza con il servizio notturno di navigazione. La linea T2 della mwaletranvia di Mestre, collega la zona commerciale di Marghera con il centro di Mestre arrivando a Piazzale Cialdini.

In passato Marghera era servita da alcune mwalmlinee filoviarie.

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. (intera municipalità)
cite-note-22. Analogamente a mwal0Mestre, alcuni atlanti geografici (come quelli redatti dalla mwal4De Agostini) indicano il centro come "Venezia-Marghera" per sottolinearne la dipendenza amministrativa dal comune di Venezia. Di fatto, però, la denominazione più usata - e comunque ufficiale - è semplicemente "Marghera".
cite-note-33. Sebbene molto spesso Marghera venga definita "mwamifrazione", ufficialmente il comune di Venezia non riconosce alcun centro abitato con questo titolo; in effetti, lo stesso statuto comunale parla solo di mwammmunicipalità.
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Bibliografia

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Voci correlate
Altri progetti

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Collegamenti esterni

• mwa6qSito del Comune di Venezia, su comune.venezia.it.
• mwa6ySito della Municipalità di Marghera, su comune.venezia.it. URL consultato il 7 ottobre 2005 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2008).